Astolfo sulla Luna nell'Orlando Furioso di Ariosto: vanità e follia
L'episodio di Astolfo sulla Luna nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto rappresenta uno dei momenti più significativi dell'opera, dove il paladino recupera il senno perduto di Orlando. Ariosto utilizza la Luna come metafora per mostrare la vanità delle aspirazioni umane, dove tutto ciò che viene perso sulla Terra si accumula, svelando l'insignificanza di ricchezza e fama. Il testo esplora la follia degli uomini che inseguono obiettivi impossibili, accentuando come il senno perduto venga conservato sulla Luna mentre la pazzia rimane sulla Terra.
Astolfo e il recupero del senno
A cavallo dell'ippogrifo, Astolfo scorrazza in tutto il mondo, compreso l'Inferno, finché giunge nel Paradiso Terrestre. Qui, il vecchio San Giovanni Evangelista gli racconta della pazzia di Orlando e lo accompagna sulla Luna a recuperare il senno del paladino pazzo.
In un grande avvallamento della luna, si trova tutto quello che si perde sulla terra: qui tra enormi mucchi di cose perse e inutili, Astolfo trova un ammasso di ampolle di varie misure, contenenti il senno degli uomini; fra di esse ce n'è una più grande di tutte: è quella di Orlando.
Astolfo la prende, insieme all'ampolla del proprio senno che subito inala per diventare saggio. Il recupero del senno consentirà a Orlando di ritornare a combattere per la fede cristiana.
La vanità dei desideri umani
Nel brano viene affrontato in modo esplicito il tema della vanità dei desideri umani, oggetti che non possono mai essere raggiunti, soprattutto per colpa della fortuna che si prende gioco di noi e volte anche a seguito di un errato comportamento da parte degli uomini.
L'analisi di questa follia umana avviene proprio dalla luna, che rappresenta un rovesciamento della Terra. La Luna è come uno specchio della Terra, ma è uno specchio che presenta le immagini rovesciate.
Infatti, la Luna è l'esatto completamento della Terra, visto che in essa si viene a radunare tutto ciò che sul globo si perde, pertanto, essa possiede ciò che renderebbe perfetta la Terra stessa; ma è proprio questo rapporto rovesciato che porta alla luce la vera natura delle azioni umane.
La struttura del testo
Il testo può essere suddiviso in quattro parti: la descrizione del paesaggio lunare e di quello terrestre; l'elenco degli oggetti perduti sulla terra; la scoperta della montagna del senno; il recupero del senno perduto.
Sostanzialmente la Terra e la Luna si assomigliano dal punto di vista geofisico. Tuttavia, la Luna rappresenta il mondo della Terra visto al rovescio perché "ciò che si perde qua, là si raguna", cioè quel che smarrisce sulla terra lo si ritrova lassù.
Dal punto di vista metaforico, la Luna rappresenta il luogo dove viene conservato tutto ciò che sulla Terra gli uomini buttano via. La Terra, vista dalla Luna, appare come un piccolo punto insignificante, come appare senza alcun valore tutto ciò che l'uomo inutilmente cerca di raggiungere: la fama, la celebrità, la ricchezza.
Le cause dello smarrimento
Ariosto elenca le tre cause all'origine dello smarrimento di qualcosa: si perde o per nostro diffetto, o per colpe di tempo o di Fortuna. In sostanza: si perde qualcosa a causa degli errori individuali, a causa del tempo o a causa della sorte.
Gli esempi che Ariosto ci fornisce sulla vanità umana sono perdite causate da errori individuali, altrimenti interpretabili come peccati. Le lacrime e i sospiri degli amanti, l'inutil tempo che si perde a giuoco, e l'ozio lungo d'uomini ignoranti, vani disegni che non han mai loco sono invece cose perdute a causa del tempo.
Quelle perdute per colpa della sorte sono gli oggetti e le ricchezze che si perdono accidentalmente, talvolta senza nemmeno accorgersene, come i regni e le ricchezze in che la ruota instabile lavora.
La follia e la vanità della vita
La follia dell'uomo, senza alcuna distinzione sociale, consiste nell'attribuire troppa importanza alle numerose vanità della vita, che gli uomini inseguono, scambiando i loro sogni con la realtà.
Le vanità della vita sono: i beni materiali, la fama che, per quanto grande sia, non resiste al tempo, le preghiere fatte a Dio e i voti non mantenuti, le lacrime e i sospiri degli amanti, l'ozio degli uomini ignoranti, le adulazioni, i versi composti per encomiare, i labili favori concessi dai principi, le elemosine fatte in punto di morte.
Il senno si trova in grande quantità sulla luna, benché gli uomini, sulla terra, ritengano di esserne molto forniti. L'unica cosa che manca sulla luna è la pazzia, che resta tutta sulla Terra e non abbandona mai gli esseri umani.
L'ironia e la critica sociale
La descrizione del paesaggio lunare diventa per l'autore l'occasione per ironizzare sulla vanità delle occupazioni umane, poiché gli uomini sprecano il loro tempo e la vita inseguendo obiettivi che non raggiungono o che svaniscono presto col passare del tempo.
Ariosto rivolge la sua aspra ironia contro la vita delle corti, nelle quali i cortigiani si sforzano di ingraziarsi il favore dei signori attraverso ipocrite adulazioni. L'intera strofa LXXVII è dedicata ai cortigiani corrotti, la LXXVIII ai signori corruttori.
Qui Ariosto rivela anche una marcata autoironia, riuscendo ad analizzare i mali che attanagliavano la società cinquecentesca e al tempo stesso focalizzandosi su difetti del suo mondo.
Lo straniamento e il rovesciamento
Lo straniamento si fonda su un rovesciamento che rende il rapporto Terra-Luna un vero e proprio topos letterario: la luna è come uno specchio della Terra (a questo allude il fatto che è di acciaio senza macchia), ma è uno specchio che presenta le immagini rovesciate.
La ricerca è il principio dinamico dell'azione: tutti i personaggi sono alla ricerca di qualcuno o di qualcosa. Ma il desiderio è vano e la ricerca risulta sempre fallimentare e inconcludente.
Tuttavia, sotto questo velo di ricerca impossibile, si nasconde un ulteriore significato: la ricerca di se stessi. Infatti, alla fine della ricerca, si arriva ad una più esatta valutazione di sé, dei propri desideri o è l'occasione per riflettere su determinate idee.
Il tema della vanitas
Il tema della vanitas, ovvero dell'inutilità e insensatezza è ben presente nel Medioevo, che contrappone alla vuota vita terrena la vera vita, quella ultraterrena. Ariosto, tuttavia, appare ormai lontano da questa prospettiva e guarda il mondo con occhio ironico, distaccato e disincantato, unico modo per non farsi travolgere dalle futili illusioni.
Nell'Ecclesiaste il termine "vanità" designa ciò che è inutile, che non ha valore nel tempo, che sfocia in una sensazione di insoddisfazione. "Vanità delle vanità, tutto è vanità" non è la sentenza sulla vita in generale, ma solo sull'errato atteggiamento dell'uomo che considera il mondo come fine a sè stesso e fa dei piaceri lo scopo unico della sua vita.
La giovinezza e la bellezza che sfioriscono con gli anni sono riprese all'ottava 78: "se ne van col fior degli anni poi". Qui Ariosto si ricollega al grande filone carnevalesco e ad Angelo Poliziano, con l'intento di mostrare lo sfiorire della bellezza e della giovinezza nel tempo.
Amore e follia
Il tema amoroso è ripreso da Ariosto riferendosi alla vicenda amorosa di Astolfo, che, innamoratosi di una seducente castellana, decise di rapire la donna, quindi per punizione, la maga Alcina, lo fece inghiottire da una balena.
L'errore di Astolfo nasce da un semplice atto amoroso, ma che è sufficiente a far cadere Astolfo in un terribile errore che "gli levò il cervello". Da ciò si desume che l'amore, collegato anche al tema della vanità, è il preludio alla follia, allo smarrimento della ragione.
Ciò rappresenta a pieno non solo l'episodio di Astolfo, ma l'intera opera, arrivando a definire un nucleo tematico all'interno di una rete di vicende che ne costituiscono la dilatazione e l'amplificazione.
Analogie con Dante
La prima e più evidente analogia è la presenza di una guida per il protagonista, nel caso di Dante, Virgilio, nel caso di Astolfo, San Giovanni.
La seconda analogia sta nel fatto che entrambi i personaggi hanno smarrito qualcosa, più precisamente Dante smarrisce la fede e solo attraverso il suo percorso purificatorio tra inferno, purgatorio e paradiso riesce a ritrovarla; mentre Astolfo, anche se non diretta vittima della perdita, ha come compito di ritrovare il senno perso di Orlando.
La terza e più nascosta analogia è costituita dalla visione della Terra dall'esterno. Ciò serve a rappresentare gli errori umani da una prospettiva inedita, "strana". Questo straniamento si fonda su un rovesciamento: la luna o le tre dimensioni dantesche rappresentano il completamento della Terra.
La ricerca del senso della vita
La ricerca di Astolfo è la base del processo conoscitivo che caratterizza il protagonista stesso, poiché essa consente ad Astolfo di intraprendere un viaggio alla ricerca, non solo del senno di Orlando, ma anche del senso stesso della vita.
In un mondo dove nulla riesce a soddisfare veramente, si propone di rispondere al seguente interrogativo: qual è il senso della vita? La risposta di Ariosto è che la vita è vanità, ma questa vanità può essere accettata con ironia e distacco, senza farsi travolgere dalle futili illusioni.
L'episodio dell'esperienza di Astolfo sulla luna affronta in modo esplicito un tema che percorre tutta l'opera: la vanità dei desideri degli uomini con il loro protendersi inconcludente ad inseguire oggetti delusori, che non possono mai essere raggiunti.
Conclusione
L'episodio di Astolfo sulla Luna nell'Orlando Furioso rappresenta uno dei momenti più significativi dell'opera di Ariosto, dove il paladino recupera il senno perduto di Orlando. Ariosto utilizza la Luna come metafora per mostrare la vanità delle aspirazioni umane, dove tutto ciò che viene perso sulla Terra si accumula, svelando l'insignificanza di ricchezza e fama. Il testo esplora la follia degli uomini che inseguono obiettivi impossibili, accentuando come il senno perduto venga conservato sulla Luna mentre la pazzia rimane sulla Terra. L'ironia di Ariosto emerge nel descrivere le occupazioni umane come vane, con un focus sui cortigiani delle corti rinascimentali che si dedicano ad adulazioni ipocrite. Lo straniamento letterario è evidenziato dal rapporto rovesciato tra Terra e Luna, che riflette la vera natura delle azioni umane e sottolinea l'inutilità delle loro aspirazioni. Il tema dell'amore è intrecciato con la perdita della ragione, rappresentando l'amore come preludio alla follia e alla vanità, un concetto centrale in tutta l'opera.
