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In memoria di Ungaretti: parafrasi e spiegazione

Pubblicato il 06/06/2025
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In memoria è una delle poesie più significative di Giuseppe Ungaretti, dedicata all'amico Mohammed Sceab, morto suicida a Parigi. Il testo esplora il tema dell'esilio e della perdita dell'identità attraverso la figura di Sceab, discendente di emiri nomadi che non riuscì a integrarsi né nella cultura francese né a ritornare alle tradizioni arabe. La poesia, caratterizzata da versi liberi e da un linguaggio prosastico, rappresenta un commosso ricordo dell'amico e una riflessione sulla condizione dell'esule.

L'amicizia con Mohammed Sceab

Il suo nome era Mohammed Sceab, un ragazzo egiziano, amico d'infanzia di Ungaretti. Lo aveva conosciuto in Egitto e insieme si erano trasferiti a Parigi. Sceab era discendente di emiri di nomadi, capi di tribù arabe che vivevano nel deserto, praticando il nomadismo.

L'amicizia tra Ungaretti e Sceab rappresenta un legame profondo che unisce due esuli, due uomini che hanno lasciato la loro terra d'origine per cercare fortuna in Europa. Questo legame diventa ancora più significativo quando Sceab muore, lasciando Ungaretti solo a testimoniare la sua esistenza.

La figura di Sceab diventa così simbolo della condizione dell'esule, di chi ha perso la propria patria e non riesce a trovarne una nuova, rimanendo sospeso tra due mondi senza appartenere a nessuno dei due.

La perdita della patria e il suicidio

Sceab si è suicidato "perché non aveva più / Patria". Non riusciva più a sopportare la condizione di esule: non era arabo perché ormai non si riconosceva più nelle tradizioni dei suoi antenati, ma neanche francese.

Questa perdita dell'identità culturale rappresenta una delle conseguenze più drammatiche dell'esilio: l'impossibilità di riconoscersi in una cultura quando si è perso il contatto con quella d'origine. Sceab si trova in un vuoto identitario che non può essere colmato.

Il suicidio diventa così l'estrema conseguenza di questa impossibilità di appartenere: quando non si ha più una patria, quando non si appartiene più a nessun luogo, la vita perde significato. La morte diventa l'unica via d'uscita da una condizione insostenibile.

Il tentativo di integrazione: il cambio di nome

Sceab "Amò la Francia / e mutò il nome". Per sentirsi più francese e nascondere le sue vere origini, cambiò il suo nome in Marcel. Questo tentativo di integrazione attraverso il cambio di nome rivela il desiderio di appartenere, di essere accettato, di diventare parte di una nuova cultura.

Ma "non era Francese / e non sapeva più / vivere / nella tenda dei suoi / dove si ascolta la cantilena / del Corano / gustando il caffè". L'esperienza francese aveva modificato la sua cultura e il suo modo di vivere, rendendolo incapace di riconoscersi di nuovo nelle consuetudini e nella mentalità della sua gente.

Questo paradosso dell'esilio è particolarmente doloroso: il tentativo di integrarsi in una nuova cultura rende impossibile il ritorno a quella d'origine, creando una doppia esclusione che non lascia spazio a nessuna appartenenza.

L'incapacità di esprimere il dolore nella poesia

"E non sapeva / sciogliere / il canto / del suo abbandono". Sceab non riusciva a risolvere nella poesia il senso angoscioso dell'abbandono, della solitudine e della mancanza di patria, come invece era stato capace di fare Ungaretti.

Sciogliere il canto del suo abbandono significa trovare nella poesia uno sfogo liberatorio che potesse compensare il suo problema esistenziale, fatto di solitudine. L'incapacità di esprimere il dolore attraverso la poesia rappresenta un'ulteriore forma di isolamento: non solo Sceab non appartiene a nessuna cultura, ma non riesce nemmeno a dare voce al suo dolore.

Questa differenza tra Sceab e Ungaretti è significativa: mentre Ungaretti riesce a trasformare il dolore in poesia, Sceab rimane prigioniero del suo silenzio, incapace di trovare una forma di espressione che possa alleviare la sua sofferenza.

L'ultimo viaggio: il funerale

"L'ho accompagnato / insieme alla padrona dell'albergo / dove abitavamo / a Parigi / dal numero 5 della rue des Carmes / appassito vicolo in discesa". Ungaretti ha accompagnato il feretro dell'amico insieme alla padrona dell'albergo che li ospitava, partendo dal n° 5 della Rue des Carmes, uno squallido vicolo in discesa.

L'isolamento, la solitudine dell'amico e l'indifferenza degli altri sono sottolineati dal numero esiguo di persone che seguono il funerale: nemmeno da morto, Sceab ha la consolazione della solidarietà degli altri. È vissuto e morto da solo.

Il poeta elenca una serie di particolari insignificanti del quartiere in cui viveva per evidenziare il senso di estraneità che una grande metropoli può far percepire soprattutto a coloro che non riescono a integrarsi. Questi dettagli topografici creano un'atmosfera di desolazione e di abbandono.

Il riposo nel cimitero di Ivry

"Riposa / nel camposanto di Ivry / sobborgo che pare / sempre / in una giornata / di una / decomposta fiera". Ora Sceab riposa nel cimitero d'Ivry, sobborgo che appare sempre triste e desolato come in una giornata di festa ormai finita.

Ivry è un grosso sobborgo parigino sulle rive della Senna. L'immagine della "decomposta fiera" trasmette con annotazioni di cronaca, grigia e triste, il senso di angoscia e squallore con un ritmo che si avvicina alla prosa e non dà alcun spazio alla retorica.

Questa descrizione del luogo di sepoltura riflette la condizione esistenziale di Sceab anche dopo la morte: un luogo periferico, desolato, che evoca tristezza e abbandono, come la sua vita.

Il ricordo come forma di sopravvivenza

"E forse io solo / so ancora / che visse". Forse solo Ungaretti sa che Sceab è esistito. Il poeta si assume il compito di garantire attraverso il ricordo e la sua poesia la sopravvivenza dell'amico.

Questa funzione testimoniale della poesia è fondamentale: attraverso il ricordo, Ungaretti mantiene viva la memoria di Sceab, garantendo che la sua esistenza non sia completamente cancellata. La poesia diventa così strumento di resistenza all'oblio, forma di conservazione della memoria.

Il "forse" iniziale introduce un elemento di incertezza che rende ancora più drammatica la solitudine di Sceab: non solo è morto solo, ma forse solo una persona ricorda che è esistito. La poesia diventa così un atto di solidarietà postuma, un tentativo di dare significato a una vita che altrimenti sarebbe stata completamente dimenticata.

Lo stile prosastico e i versi liberi

La poesia utilizza versi liberi e un linguaggio che si avvicina alla prosa, rifiutando la retorica tradizionale. Questo stile riflette l'urgenza del ricordo, la necessità di testimoniare senza abbellimenti, di dire la verità cruda della condizione dell'esule.

L'elenco di particolari topografici (rue des Carmes, Ivry, il numero 5) crea un effetto di realismo documentario che contrasta con la tradizione poetica lirica. Questi dettagli concreti servono a ancorare la poesia alla realtà, a testimoniare la verità di una vita e di una morte.

Lo stile prosastico riflette anche l'influenza della poesia francese contemporanea su Ungaretti, che rifiuta le forme metriche tradizionali per privilegiare un linguaggio più diretto e immediato, adatto a esprimere la condizione esistenziale moderna.

Il tema dell'esilio e dell'identità

Il tema centrale della poesia è l'esilio e la perdita dell'identità. Sceab rappresenta la condizione di chi ha perso la propria patria e non riesce a trovarne una nuova, rimanendo sospeso tra due mondi senza appartenere a nessuno dei due.

Questa condizione è particolarmente attuale in un'epoca caratterizzata da migrazioni di massa e da crisi identitarie. La poesia di Ungaretti anticipa temi che diventeranno centrali nella letteratura del Novecento: l'alienazione, la perdita dell'identità, l'impossibilità di appartenere.

Il suicidio di Sceab diventa così simbolo della condizione esistenziale dell'esule moderno: quando non si ha più una patria, quando non si appartiene più a nessun luogo, la vita perde significato e la morte può apparire come l'unica via d'uscita.

La funzione testimoniale della poesia

La poesia assume una funzione testimoniale: attraverso il ricordo, Ungaretti mantiene viva la memoria di Sceab, garantendo che la sua esistenza non sia completamente cancellata. La poesia diventa così strumento di resistenza all'oblio.

Questa funzione è particolarmente significativa in un'epoca dove l'oblio è facile e la memoria fragile. La poesia diventa così atto di solidarietà postuma, tentativo di dare significato a una vita che altrimenti sarebbe stata completamente dimenticata.

Il compito del poeta è quello di testimoniare, di ricordare, di garantire che le vite degli altri non siano cancellate. In questo senso, "In memoria" rappresenta un esempio perfetto della funzione etica della poesia: dare voce a chi non ha più voce, mantenere viva la memoria di chi è stato dimenticato.

Conclusione

In memoria di Ungaretti rappresenta una delle poesie più significative della raccolta L'allegria, esplorando il tema dell'esilio e della perdita dell'identità attraverso la figura di Mohammed Sceab, morto suicida a Parigi. La poesia, caratterizzata da versi liberi e da un linguaggio prosastico, descrive la condizione dell'esule che non riesce a integrarsi né nella cultura francese né a ritornare alle tradizioni arabe. Il tentativo di integrazione attraverso il cambio di nome, l'incapacità di esprimere il dolore nella poesia, la solitudine del funerale, il riposo nel cimitero di Ivry convergono verso una riflessione sulla condizione esistenziale dell'esule moderno. La poesia assume una funzione testimoniale, garantendo attraverso il ricordo la sopravvivenza dell'amico e rappresentando un atto di solidarietà postuma che dà significato a una vita altrimenti dimenticata.