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La meglio gioventù di Pier Paolo Pasolini: dialetto e memoria

Pubblicato il 16/06/2025
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La meglio gioventù è considerata una delle opere più importanti di Pier Paolo Pasolini, pubblicata nel 1953, che racchiude componimenti scritti in dialetto friulano. L'opera si suddivide in cinque sezioni, coprendo un arco di tempo dal 1941 al 1953, mostrando l'evoluzione stilistica e personale dell'autore. Pasolini sceglie il dialetto friulano, legato alle origini materne, per evocare un paesaggio rurale incontaminato, in contrasto con l'ambiente urbano bolognese.

L'opera e la sua struttura

"La meglio gioventù" viene spesso indicata come una delle migliori opere di Pier Paolo Pasolini, venne pubblicata per la prima volta nel 1953 e racchiude in sé la maggior parte dei componimenti della poetica pasoliana, scritti nel dialetto friulano.

Le sezioni sono cinque in particolare: "Poesie a Casarsa", la cui produzione va dal 1941 al 1943, "Suite friulana" dal 1944 al 1949, "Appendice" dal 1950 al 1953, "El testament Coran" dal 1947 al 1952, e infine "Romancero" che ricopre solamente il 1953.

Il tutto ricopre un arco di tempo della durata di dodici anni e quindi incarna anche un cambiamento progressivo di maturazione dello stesso autore, appena ventenne quando inizia a scrivere.

La scelta del dialetto friulano

Pasolini in realtà era nato a Bologna, in Emilia Romagna, ma non utilizza il dialetto bolognese in quest'opera (e mai lo utilizzò), si concentra invece sulla terra natale della madre, ovvero Casarsa, una piccola città sulla sponda est del fiume Tagliamento.

La ragione per questa scelta è l'interpretazione di questo dialetto in tutta la sua purezza e intimità, erano infatti luoghi che lui rintracciava nella sua memoria infantile e lo ricordava come uno spazio incontaminato, a differenza del paesaggio di cui poteva usufruire in un contesto urbano.

Il dialetto friulano diventa così strumento di evocazione della memoria, di recupero di un passato perduto, di un mondo rurale che rappresenta l'innocenza e la purezza dell'infanzia.

Il paesaggio rurale e il cristianesimo

Lo spazio di questi componimenti è dunque spesso quello rurale delle campagne, i cui ritmi vengono scanditi dalla natura e le coscienze vengono dominate dal cristianesimo.

Per descrivere al meglio questa stagione della sua poetica ci sono le parole di Pasolini: "l'uso del dialetto trascina all'indietro, dal figlio alla madre, dal paese di oggi a quello dei padri, dal Friuli alla Provenza, alla scoperta di un tempo che torna su se stesso".

Il tempo si conforma ai cicli delle stagioni e autorizza la compresenza dell'antico nel nuovo, del vecchio nel bambino, della morte nella vita. Questo tempo ciclico unisce passato e presente, creando un'atmosfera di eternità e di continuità.

La maturazione dell'autore

Nel corso dei componimenti si nota un percorso di maturazione dello stesso Pasolini ma rimane comunque particolarmente legato al tema iniziale della terra incontaminata che decorava le sue estati infantili.

Questa maturazione si manifesta attraverso l'evoluzione stilistica e tematica, ma il legame con la terra e con la memoria rimane costante, creando un filo conduttore che unisce tutti i componimenti.

L'opera riflette così sia la continuità dei temi fondamentali (la terra, la memoria, il dialetto) sia l'evoluzione del pensiero e dello stile dell'autore nel corso di dodici anni.

L'opposizione al regime fascista

Si nota inoltre la sua avversione al regime fascista già nel titolo, in quanto fa riferimento alla canzone degli alpini che vennero mandati in guerra, consapevoli del loro destino.

Quindi si nota una contrapposizione tra l'idillio del passato e la crudeltà del presente, tra l'innocenza della terra friulana e la violenza della guerra e del regime.

Questa opposizione riflette la coscienza politica di Pasolini, che utilizza la poesia per denunciare la violenza e la crudeltà del presente, contrapponendola all'innocenza e alla purezza del passato.

La poesia popolare e la dignità delle terre

I suoi metodi sono quelli della poesia popolare, in cui viene dato spazio a coloro che spesso non hanno una voce e questo serve anche per fornire una nuova dignità alle terre spesso sconosciute.

La scelta del dialetto friulano diventa così strumento di riscatto culturale, che conferisce dignità a una terra e a una cultura spesso ignorate o marginalizzate dalla letteratura ufficiale.

Pasolini utilizza la poesia popolare per dare voce ai senza voce, per rappresentare un mondo rurale che la letteratura ufficiale aveva ignorato, creando così una nuova forma di espressione poetica.

Il tempo ciclico e la memoria

Il tempo in questi componimenti è ciclico, che torna su se stesso, conformandosi ai cicli delle stagioni e autorizzando la compresenza dell'antico nel nuovo, del vecchio nel bambino, della morte nella vita.

Questo tempo ciclico riflette la concezione pasoliniana della memoria, che non è lineare ma circolare, che permette al passato di coesistere con il presente, creando un'atmosfera di eternità e di continuità.

La memoria diventa così strumento di resistenza al tempo lineare della storia, che permette di recuperare un passato perduto e di mantenerlo vivo nel presente attraverso la poesia.

Il dialetto come strumento di purezza

Il dialetto friulano viene scelto per la sua purezza e intimità, legato ai ricordi d'infanzia e alla terra natale della madre, Casarsa, che rappresenta uno spazio incontaminato rispetto al contesto urbano.

Questo dialetto diventa così strumento di evocazione della purezza, che permette di recuperare un mondo perduto, un'innocenza perduta, una terra incontaminata che contrasta con la corruzione e la violenza del presente.

La scelta del dialetto riflette anche la ricerca di autenticità di Pasolini, che rifiuta la lingua ufficiale in favore di una lingua più pura, più intima, più legata alla terra e alla memoria.

La contrapposizione tra idillio e crudeltà

L'opera esprime una contrapposizione tra l'idillio del passato e la crudeltà del presente, tra l'innocenza della terra friulana e la violenza della guerra e del regime fascista.

Questa contrapposizione riflette la coscienza politica di Pasolini, che utilizza la poesia per denunciare la violenza e la crudeltà del presente, contrapponendola all'innocenza e alla purezza del passato.

Il riferimento alla canzone degli alpini che vennero mandati in guerra, consapevoli del loro destino, diventa simbolo di questa contrapposizione tra innocenza e crudeltà, tra idillio e violenza.

L'eredità culturale e letteraria

L'opera rappresenta un'eredità culturale e letteraria importante, che conferisce dignità a una terra e a una cultura spesso ignorate o marginalizzate dalla letteratura ufficiale.

La scelta del dialetto friulano diventa così strumento di riscatto culturale, che permette di rappresentare un mondo rurale che la letteratura ufficiale aveva ignorato, creando così una nuova forma di espressione poetica.

L'opera riflette anche l'evoluzione del pensiero pasoliniano, che passa dalla poesia dialettale alla poesia in lingua, ma mantiene sempre il legame con la terra, con la memoria, con la ricerca di autenticità e di purezza.

Conclusione

La meglio gioventù rappresenta una delle opere più importanti di Pier Paolo Pasolini, che attraverso il dialetto friulano evoca un paesaggio rurale incontaminato legato alla memoria infantile. L'opera si suddivide in cinque sezioni, coprendo un arco di tempo dal 1941 al 1953, mostrando l'evoluzione stilistica e personale dell'autore. La scelta del dialetto friulano riflette la ricerca di purezza e intimità, legata ai ricordi d'infanzia e alla terra natale della madre, Casarsa. I temi principali includono il paesaggio rurale, il cristianesimo, la memoria del passato, e l'opposizione tra l'idillio dell'infanzia e la crudeltà del presente, con una critica al regime fascista. L'opera utilizza la poesia popolare per dare voce a chi spesso non ne ha, conferendo dignità a terre sconosciute e creando una nuova forma di espressione poetica che riflette l'eredità culturale e letteraria di Pasolini.