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La poesia comica medievale: tra parodia e ribellione letteraria

Pubblicato il 12/05/2025
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La poesia comico-realista nasce tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento in Toscana e Umbria, contemporaneamente all'affermazione dello Stil novo. Questa corrente letteraria si caratterizza per la parodia di tematiche importanti con l'intento di suscitare il riso, utilizzando un linguaggio toscano basso e popolare, e si pone agli antipodi della lirica provenzale, proponendo una visione materialistica, laica e provocatoria del mondo.

Origini e caratteristiche della poesia comica

La poesia comico-realista nasce tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento, contemporaneamente all'affermazione dello Stil novo, in Toscana e Umbria. Il tema principale è l'Amore, gli episodi della vita quotidiana, l'esaltazione dei valori non nobili e dei beni materiali. La caratteristica principale è la parodia letteraria di tematiche importanti che ha lo scopo di suscitare la risata, utilizzando un linguaggio toscano basso e popolare.

Essa si trova agli antipodi della lirica provenzale, in quanto propone una visione del mondo materialistica, laica e provocatoria, e consiste nello scherzare, talvolta facendo ricorso all'insinuazione scurrile o all'oscenità vera e propria, su temi importanti avendo, tuttavia, un'ottima padronanza dello strumento linguistico e dei contenuti. Essa può, inoltre, essere interpretata come una forma di ribellione giocosa di fronte alla produzione ufficiale.

Le radici di questa corrente sono da rintracciare nelle precedenti tradizioni volgare giullaresca e la colta poesia goliardica in latino, entrambe incentrate sull'ironica parodia dei modelli, religiosi o laici, al tempo dominanti. Questa tradizione di parodia e ribellione letteraria trova nella poesia comica medievale una nuova espressione, che unisce la tradizione popolare con la cultura colta.

Temi e linguaggio della poesia comica

L'amore e la vita non vengono più intesi in maniera spirituale, ma concreta, sensuale ed edonista. La donna, privata del suo valore spirituale e abbassata a semplice strumento sessuale, diviene rozza e inaffidabile, spesso lussuriosa e traditrice; la lode dell'amata diventa attacco aggressivo e la gentilezza d'animo si fa offesa personale. Tra i temi maggiormente trattati vi sono quelli tratti dagli episodi della vita quotidiana, l'esaltazione di sentimenti, valori e concetti poco nobili come il piacere sensuale, il consumo smisurato di cibo e vino, l'abuso del gioco, le feste, le taverne, l'ira e la ribellione.

Si introduce la satira verso le donne vecchie e brutte che sono vogliose ma non ricevono risposta in quanto nessun uomo vuole soddisfarle. Linguisticamente, gli autori scadono volutamente nelle forme espressive, ponendosi in modo rozzo e volgare e utilizzando espressioni dialettali e plebee. Le forme metriche più utilizzate sono il sonetto e la ballata, che hanno il risultato di rendere i componimenti meno pensanti e apparentemente più popolari.

Questo linguaggio e questi temi creano un contrasto netto con la poesia cortese e stilnovista, ribaltando completamente i valori tradizionali e proponendo una visione del mondo che privilegia i piaceri materiali e la vita quotidiana rispetto agli ideali spirituali e nobiliari.

Autori principali della poesia comica

Gli autori comici di maggiore rilevanza nascono dallo stesso terreno sociale e culturale degli stilnovisti, e, quelli di maggiore rilevanza, sono Cecco Angiolieri, Folgore da San Gimignano, Rustico Filippi, ma anche gli stessi Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti e Dante Alighieri. Questo fatto dimostra come la poesia comica non sia semplicemente una corrente alternativa, ma piuttosto un'espressione parallela e complementare della stessa cultura letteraria del tempo.

Folgore da San Gimignano (1270 - 1330), pseudonimo di Giacomo di Michele, fu un cavaliere di cui rimangono circa una trentina di sonetti, in maggior parte raccolti in due "corone", una di otto composizioni dedicate ai giorni della settimana (Sonetti de la semana) e l'altra di quattordici (Sonetti de' mesi). Egli riprende l'antica poetica provenzale, ma la inserisce in maniera gradevole e cordiale entro la cornice del mondo comunale toscano. La sua indole serena si manifesta nell'eleganza dei gesti, nella raffinatezza degli oggetti, nella ricerca di una condizione di vita piacevole per sé e per gli altri.

Rustico Filippi (1230 – 1300) ha lasciato ventinove sonetti aulici, di argomento amoroso, secondo la tradizione della scuola siciliana e trenta comico-realistici, spesso di difficilissima interpretazione, a causa di un lessico inventivo e ricco di allusioni oscene o criptiche, e un linguaggio con forte connotazione dialettale e gusto caricaturale, contro personaggi reali od immaginari.

Cecco Angiolieri e la sua opera

Del senese Cecco Angiolieri (1260 - 1313) si conoscono solo pochi episodi marginali della vita, come le multe per infrazioni alla vita militare, la sua morte in miseria, il rifiuto da parte dei figli della sua eredità, perché condizionata da molti debiti. Queste le ragioni per cui la critica romantica ha dato una facile ed erronea interpretazione autobiografica della sua opera, definendolo come "il poeta maledetto".

Sono attribuiti ad Angiolieri 112 sonetti. La sua poesia è costruita sul rovesciamento del modello stilnovista e sulla raffinata parodia di molti generi cortesi: il plazer (elenco di cose desiderabili), l'enueg (elenco di sgradevolezze), il contrasto e così via. L'appassionato spirito invettivo, o addirittura aggressivo, non deve far dimenticare l'aspetto di gioco letterario: il romanzo d'amore tra Cecco e Becchina, che al poeta ha preferito un marito ricco, riprende in forma parodistica il genere del contrasto.

Particolare è l'autoritratto di personaggio maledetto che il poeta dà di sé nei suoi testi. Questo autoritratto riflette non solo la condizione esistenziale del poeta, ma anche la sua volontà di ribaltare i modelli tradizionali e di creare una nuova forma di espressione poetica che privilegia la parodia e il gioco letterario rispetto alla serietà della poesia cortese.

I goliardi e il loro impatto

Importanti sono anche i goliardi o clerici vagantes del Basso Medioevo, cioè giovani studenti di religione che intrattengono rapporti difficili con le gerarchie ecclesiastiche poiché ritenuti irrequieti e amorali in quanto dovevano spostarsi da un'università all'altra. Alla seriosità e al rigore della chiesa essi contrappongono la loro vita ribelle, condotta all'insegna del divertimento e dei piaceri.

Loro scrissero dei Carmina Burana (il nome della città tedesca dove furono trovati), componimenti che esaltano l'amore, il vino, il gioco, scagliandosi con feroci invettive contro l'ipocrisia e la corruzione del clero, o parodiando i modelli tradizionali o quelli sacri. Uno dei componimenti più importanti è il Canto dei bevitori, canto che accompagnò non poche sbornie elencando molti personaggi ai quali brindare e che brindano.

I goliardi rappresentano così un'altra espressione della ribellione letteraria e culturale del tempo, che unisce la critica sociale e religiosa con la celebrazione dei piaceri materiali e della vita libera. La loro influenza sulla poesia comica medievale è significativa, contribuendo a creare un clima di parodia e di ribellione che caratterizza questa corrente letteraria.

Michail Bachtin e il carnevale

Lo studioso Michail Bachtin, dopo accurati studi, paragonò il clima di questa poesia comica a quello del carnevale perché in entrambi vi erano alcune costanti, quali la funzione liberatoria del riso, la profanazione dei valori, l'insistenza sugli elementi materiali e corporei e l'uso libero e spregiudicato del linguaggio. Entrambi possono essere intesi come dei momenti di gioco e di festa che, una volta esauritasi l'occasione, lasceranno il posto al ripristino dell'ordine precedente.

Con il carnevale, inoltre, si ha una sorta di dualismo del mondo, una doppia concezione della vita: una seria (quella tradizionale e ufficiale) e una opposta (quella comico-carnevalesca), proprio come avviene con la poesia comica. Questo dualismo riflette la natura stessa della poesia comica, che si pone come alternativa e ribellione rispetto alla produzione ufficiale, ma che mantiene sempre un aspetto di gioco e di festa.

La teoria di Bachtin sul carnevale e sulla poesia comica ha contribuito a comprendere meglio la natura e la funzione di questa corrente letteraria, evidenziando come essa rappresenti non solo una forma di ribellione, ma anche un momento di liberazione e di festa che permette di esprimere valori e sentimenti normalmente repressi dalla cultura ufficiale.