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La tisi: storia, arte e letteratura tra dolore e ispirazione

Pubblicato il 21/06/2025
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La tisi, conosciuta anche come tubercolosi, ha radici antiche e il termine deriva dal greco "phthisis", indicante una lenta consunzione. Nel XIX secolo la tubercolosi causò epidemie e numerose morti, portando alla creazione di sanatori per tentare cure senza successo. Molti artisti e scrittori come Chopin e Kafka furono affetti dalla tubercolosi, influenzando le loro opere e vite. La malattia è spesso rappresentata nei personaggi femminili della letteratura, come visto in "A Silvia" di Leopardi, e nella pittura di Edvard Munch, influenzata dalle morti familiari per tubercolosi.

Origini e diffusione della tisi

La malattia della tisi ha origini molto antiche, si pensa infatti che già nella preistoria fosse presente. Il termine tisi in realtà però deriva dalla cultura greca, quando infatti si chiamava phthisis, che letteralmente significa "consunzione" e fa riferimento alla condizione di deperimento lento che subiscono gli ammalati.

Nel XIX secolo si assistette a veri e propri contagi e morti di massa, e fu proprio in questa epoca che venne affisso il nome alternativo di "tubercolosi", termine che fa riferimenti all'indebolimento dei tubercoli dei polmoni con lesioni ai tessuti causati proprio da questa malattia.

Iniziarono quindi a sorgere veri e propri sanatori dove si pensava di curare i pazienti, senza però mai arrivare ad una cura universalmente valida ed efficace. Questi sanatori diventarono luoghi di isolamento e di sofferenza, ma anche di riflessione e di creazione artistica per molti intellettuali dell'epoca.

Artisti e letterati colpiti dalla tisi

Diversi esponenti del mondo dell'arte, della musica e della letteratura del tempo furono affetti dalla tubercolosi: il compositore polacco Fryderyk Chopin, gli scrittori Franz Kafka, Guido Gozzano, Igino Ugo Torchetti, Giovanni Boine e Sergio Corazzini.

Sergio Corazzini venne anche internato in uno di questi sanatori, in particolare in Alto Adige, un'esperienza che segnò profondamente la sua vita e la sua opera. La malattia diventò così parte integrante della loro esperienza esistenziale e artistica, influenzando profondamente le loro creazioni.

La tubercolosi rappresentava non solo una condizione fisica, ma anche una metafora esistenziale della fragilità umana, della caducità della vita e della bellezza effimera, temi che attraversano l'arte e la letteratura dell'Ottocento e del Novecento.

Guido Gozzano e la rappresentazione della malattia

Gozzano parla spesso della propria malattia e condizione dolorosa, sembra infatti utilizzare le proprie parole per esorcizzare l'idea della morte, che appariva ormai a lui come una fine poco distante ed inevitabile.

In particolare nel componimento "Alle soglie" si sofferma molto sull'atmosfera dell'ospedale, aizzandosi in maniera ironica contro i medici, in quanto per lui il loro impegno risulta inutile per la sua malattia mortale.

Questa ironia riflette l'accettazione della malattia come parte inevitabile della sua esistenza, ma anche la volontà di trasformare la sofferenza in creazione artistica, utilizzando la poesia come strumento di resistenza e di riflessione sulla condizione umana.

La tisi nei personaggi femminili della letteratura

Nel mondo della letteratura, la tubercolosi viene molto più spesso associata a personaggi femminili, basti pensare alla famosa Teresa Fattorini, il cui rapido deterioramento viene descritto da Giacomo Leopardi in "A Silvia".

Questo "leitmotiv" riflette la rappresentazione della donna come figura fragile e destinata alla morte, ma anche come simbolo di bellezza effimera e di purezza che viene distrutta dalla malattia. La tisi diventa così metafora della caducità della giovinezza e della bellezza, temi centrali nella letteratura romantica e decadente.

La malattia femminile rappresenta anche la vulnerabilità sociale delle donne dell'epoca, che spesso non avevano accesso alle cure adeguate e che erano destinate a una morte prematura, creando un'immagine di fragilità e di sacrificio che attraversa la letteratura dell'Ottocento.

Edvard Munch e la rappresentazione pittorica

Nel mondo della pittura ottocentesca e novecentesca, nelle opere del norvegese Edvard Munch si nota come la tisi diventi un soggetto ricorrente. Diverse donne della sua famiglia morirono infatti proprio a causa di questa malattia, come la madre e la sorella Sophie, e lui fu costretto a guardare passivamente il loro dolore e la loro morte.

In "La bambina malata" ad esempio si vede la sorella a letto mentre viene approcciata da una donna vestita di nero. Diverse analisi riportano come questa figura rappresenti da una parte l'allegoria della morte, dall'altra invece proprio la madre, che infatti era morta poco prima.

La pittura di Munch riflette così il trauma della perdita e la rappresentazione della malattia come simbolo di sofferenza e di morte, creando immagini che esprimono l'angoscia e il dolore dell'esperienza della malattia e della perdita.

La tisi come motivo artistico e letterario

La tisi diventa così un motivo artistico ricorrente nell'arte e nella letteratura dell'Ottocento e del Novecento, rappresentando non solo una condizione fisica, ma anche una metafora esistenziale della fragilità umana e della caducità della vita.

La malattia diventa simbolo della bellezza effimera, della giovinezza destinata a scomparire, della purezza che viene distrutta dalla malattia. Questa rappresentazione riflette i temi centrali della letteratura romantica e decadente, dove la malattia e la morte diventano parte integrante dell'estetica e della poetica.

La tisi rappresenta anche la condizione sociale dell'epoca, dove la malattia colpiva soprattutto le classi più povere e le donne, creando un'immagine di vulnerabilità e di sacrificio che attraversa l'arte e la letteratura dell'Ottocento e del Novecento.

I sanatori e l'isolamento

I sanatori diventarono luoghi di isolamento e di sofferenza, ma anche di riflessione e di creazione artistica per molti intellettuali dell'epoca. Questi luoghi rappresentavano l'ultima speranza di cura, ma anche la consapevolezza dell'inevitabilità della morte.

L'esperienza del sanatorio segnò profondamente la vita e l'opera di molti artisti e scrittori, creando un'atmosfera di attesa e di riflessione sulla condizione umana e sulla fragilità della vita. Il sanatorio diventò così un luogo simbolico, dove la malattia e la morte diventavano parte integrante dell'esperienza esistenziale e artistica.

L'isolamento del sanatorio rifletteva anche l'isolamento sociale dei malati, che erano spesso emarginati e allontanati dalla società, creando un'immagine di solitudine e di abbandono che attraversa l'arte e la letteratura dell'epoca.

La tisi e la bellezza effimera

La tisi diventa metafora della bellezza effimera e della giovinezza destinata a scomparire, temi centrali nella letteratura romantica e decadente. La malattia rappresenta la fragilità della bellezza e la sua destinazione alla morte, creando un'immagine di purezza e di purezza che viene distrutta dalla malattia.

Questa rappresentazione riflette i temi centrali della letteratura dell'Ottocento, dove la malattia e la morte diventano parte integrante dell'estetica e della poetica. La tisi diventa così simbolo della caducità della vita e della bellezza, creando un'immagine di fragilità e di sacrificio che attraversa l'arte e la letteratura.

La malattia femminile rappresenta anche la vulnerabilità sociale delle donne dell'epoca, che spesso non avevano accesso alle cure adeguate e che erano destinate a una morte prematura, creando un'immagine di fragilità e di sacrificio che attraversa la letteratura dell'Ottocento.

L'eredità culturale della tisi

L'eredità culturale della tisi segna profondamente l'arte e la letteratura dell'Ottocento e del Novecento, creando un motivo artistico che riflette la condizione esistenziale dell'epoca. La malattia diventa simbolo della fragilità umana e della caducità della vita, temi centrali nella letteratura romantica e decadente.

La rappresentazione della tisi nell'arte e nella letteratura riflette anche la condizione sociale dell'epoca, dove la malattia colpiva soprattutto le classi più povere e le donne, creando un'immagine di vulnerabilità e di sacrificio che attraversa l'arte e la letteratura.

L'eredità culturale della tisi continua a influenzare l'arte e la letteratura contemporanea, creando un motivo artistico che riflette la condizione esistenziale e sociale, e che continua a ispirare artisti e scrittori nella rappresentazione della fragilità umana e della caducità della vita.

Conclusione

La tisi, conosciuta anche come tubercolosi, ha radici antiche e ha segnato profondamente l'arte e la letteratura dell'Ottocento e del Novecento. La malattia causò epidemie e numerose morti, portando alla creazione di sanatori per tentare cure senza successo. Molti artisti e scrittori come Chopin, Kafka, Gozzano e Corazzini furono affetti dalla tubercolosi, influenzando le loro opere e vite. La malattia è spesso rappresentata nei personaggi femminili della letteratura, come visto in "A Silvia" di Leopardi, e nella pittura di Edvard Munch, influenzata dalle morti familiari per tubercolosi. La tisi diventa così un motivo artistico ricorrente, rappresentando non solo una condizione fisica, ma anche una metafora esistenziale della fragilità umana, della caducità della vita e della bellezza effimera, temi centrali nella letteratura romantica e decadente.