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L'allegoria della filosofia nella poesia di Dante

Pubblicato il 25/05/2025
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La canzone "Amor che ne la mente mi ragiona" di Dante Alighieri, che si trova all'inizio del III trattato del Convivio, rappresenta un'evoluzione dalla poesia stilnovista verso la poesia filosofica e dottrinale. Composta originariamente per la "donna gentile" della Vita Nuova, la canzone utilizza l'allegoria della filosofia per esprimere la difficoltà di descrivere e comprendere la bellezza e la sapienza che vanno oltre i limiti dell'intelletto umano.

La canzone e il contesto del Convivio

La canzone "Amor che ne la mente mi ragiona" si trova all'inizio del III trattato del Convivio, probabilmente fu composta in origine per la "donna gentile" di cui si parla nella Vita Nuova e viene qui mostrata come allegoria della filosofia, che Dante tanto aveva studiato per trovare un motivo di consolazione dalla morte di Beatrice.

Dante in quest'opera tenta di spiegare come risulti per lui quasi impossibile descrivere la bellezza della donna e soprattutto comprenderne le parole. Seppur si nota la ripresa dei canoni stilnovisti, questa poesia rientra nella categoria delle poesie filosofiche e dottrinali che seguono l'esperienza del libello giovanile e che troveranno in futuro collocazione nel Convivio.

La canzone rappresenta così un'evoluzione dalla poesia amorosa della Vita Nuova verso una poesia più matura e filosofica, dove l'amore per la donna diventa allegoria dell'amore per la sapienza e per la conoscenza. Questo passaggio riflette l'evoluzione del pensiero dantesco e la sua ricerca di una consolazione filosofica dopo la perdita di Beatrice.

La lode alla donna amata e l'allegoria della filosofia

La canzone è una vera e propria lode alla donna amata, motivo tipico della poesia stilnovista. La donna appare come "gentile" (nobile), di tale bellezza che Dio stesso le dona grazia e virtù, motivo dell'amore che gli uomini provano nei suoi confronti. Il suo aspetto è tale che risulta prova dei miracoli e attesta la validità della fede cristiana, manifesta la bellezza del Paradiso con le sue forme ed è portatrice di umiltà, tanto da distruggere ogni vizio e da umiliare ogni uomo che non persegua il bene.

Questa "donna gentile" non è altro che allegoria della filosofia, per questo motivo il poeta si scusa per non comprendere pienamente tutto ciò che l'amore gli dice di lei e per non essere in grado di esprimere compiutamente ciò che capisce. Infatti la bellezza della donna (che incarna la sapienza) va oltre i limiti dell'intelletto umano.

L'allegoria della filosofia permette a Dante di esprimere la sua ricerca della conoscenza e della verità attraverso il linguaggio dell'amore cortese, unendo così la tradizione stilnovista con la nuova dimensione filosofica e dottrinale. La donna diventa così simbolo della sapienza che trascende i limiti umani e che può essere solo parzialmente compresa e descritta.

La difficoltà di esprimere la bellezza e la sapienza

Il tema centrale della canzone è la difficoltà di descrivere e comprendere la bellezza della donna e soprattutto le sue parole, che rappresentano la sapienza filosofica. Dante si scusa per la sua incapacità di esprimere pienamente l'amore e la bellezza della donna, che rappresenta la saggezza oltre i limiti umani.

Questa difficoltà riflette la natura stessa della filosofia e della conoscenza, che vanno oltre i limiti dell'intelletto umano e che possono essere solo parzialmente comprese e descritte. La bellezza della donna-filosofia è tale che risulta prova dei miracoli e attesta la validità della fede cristiana, manifestando la bellezza del Paradiso con le sue forme.

La canzone rappresenta così un tentativo di esprimere l'ineffabile, di descrivere ciò che trascende i limiti umani attraverso il linguaggio poetico. Questo tentativo riflette la ricerca dantesca di una consolazione filosofica dopo la perdita di Beatrice e la sua evoluzione verso una poesia più matura e filosofica, che unisce l'amore per la donna con l'amore per la sapienza.