L'umorismo e la maschera nel teatro di Luigi Pirandello
La commedia "Il berretto a sonagli" di Luigi Pirandello, scritta nel 1916, esplora i paradossi dell'esistenza e del personaggio attraverso l'umorismo e la maschera sociale. L'opera, originariamente in siciliano con il titolo "A birritta cu i ciancianeddi", rappresenta una critica ai ruoli sociali borghesi e all'ipocrisia della società, utilizzando il concetto della maschera come metafora dell'identità imposta dalle norme sociali.
Il berretto a sonagli: commedia pirandelliana
Luigi Pirandello fu uno scrittore, poeta e drammaturgo italiano nonché premio nobel per la letteratura. Considerato uno dei drammaturghi più significativi del Novecento grazie alle innovazioni da lui apportate nell'ambito teatrale. Nel 1916 scrisse, originariamente in siciliano con il titolo "A birritta cu i ciancianeddi", la commedia in due atti Il berretto a sonagli, la quale venne messa in scena per la prima volta presso il Teatro Nazionale di Roma nel giugno del 1917.
Nonostante Pirandello volesse che la rappresentazione si incentrasse sui paradossi del personaggio e dell'esistenza, il proprietario del teatro, Angelo Musco, improntò una messa in scena che sottolineasse invece l'aspetto comico, realizzando una versione ridotta dell'originale. In seguito, Pirandello scrisse una versione in lingua italiana dell'opera, che corrispondeva all'incirca alla versione ridotta. Sembra che per la nuova stesura Pirandello fu costretto a servirsi della versione ridotta perché nel frattempo egli avrebbe perso il manoscritto originale in siciliano.
L'opera rappresenta così un esempio significativo della poetica pirandelliana, che unisce l'aspetto comico con la riflessione filosofica sui temi dell'identità, della maschera sociale e del relativismo della realtà.
La trama de Il berretto a sonagli
La vicenda, presentata in due atti, è incentrata sulla storia di una famiglia: Beatrice Fiorica, insoddisfatta e gelosa, è decisa a denunciare il tradimento del marito, il cavalier Fiorica, al delegato Spanò, il quale inizialmente cerca di sottrarsi al suo gravoso compito, ma viene messo alle strette ed è costretto a cedere alle insistenze di Beatrice. La donna sa che il marito la tradisce con la giovane moglie dello scrivano Ciampa, il quale è a conoscenza della situazione ed è pronto a tollerarla, purché venga salvato il buon nome della famiglia, l'apparenza e la sua rispettabilità.
Se la notizia dovesse diffondersi il marito tradito dovrebbe indossare il berretto a sonagli (buffone). Ciampa è pronto ad usare ogni mezzo per fare in modo che il tradimento non venga alla luce: è persino disposto ad uccidere la moglie Nina. Egli tenta invano di persuadere Beatrice a ritirare la propria denuncia invitandola a considerare i gravi problemi che potrebbero sorgere ed esortandola a girare la cosiddetta "corda seria", quella che consente di usare la ragione.
Secondo Ciampa ognuno porta sulla fronte tre corde simili a quelle dell'orologio: la corda seria, la corda civile e la corda pazza. Egli le spiega che dovendo vivere in società ci serve soprattutto la corda civile, che si trova proprio in mezzo alla fronte e ci impedisce di dare sfogo ai più sordidi istinti del nostro animo, sostituendoli con ostentata cortesia e affabilità. In alcune occasioni, però, gli istinti possono prendere il sopravvento e allora l'uomo cerca inizialmente di girare la corda seria, per ragionare razionalmente e rimettere le cose a posto, ma se essa non ha effetto comincia inevitabilmente a girare la corda pazza, che dà sfogo agli istinti più reconditi e rende l'uomo imprevedibile.
Beatrice non coglie il suggerimento di Ciampa e fa scoppiare lo scandalo. Il cavaliere e la moglie di Ciampa vengono colti in flagrante e arrestati, ma la famiglia di Beatrice, Ciampa e lo stesso delegato Spanò si comportano come se nulla fosse in realtà accaduto. Tuttavia, lo scandalo è ormai di dominio pubblico e la gente è a conoscenza dei fatti. A questo punto lo stesso Ciampa tenta di capovolgere la situazione poiché ormai tutti sanno che egli indossa il berretto a sonagli, il copricapo del buffone simbolo del tradimento. Per fare ciò egli propone di far credere a tutti che Beatrice sia pazza e che il tradimento del cavaliere sia solo un frutto della sua follia. L'idea trova il favore di tutti eccetto Beatrice che tuttavia viene indotta a convincersi che sia necessario recitare il ruolo della pazza e farsi internare per qualche tempo in un manicomio per salvare il buon nome della sua famiglia.
L'umorismo nel teatro di Pirandello
Pirandello scrisse un saggio sull'umorismo pubblicato nel 1908 in cui fa una distinzione tra comicità e umorismo: la prima è più semplice e nasce da quello che lui definisce un avvertimento del contrario, ossia la risata scaturisce da quando qualcuno fa il contrario di quello che ci si aspetta. È un giudizio superficiale fatto senza pensare. È invece dalla riflessione che si realizza l'umorismo.
Sostiene infatti che l'umorismo nasca da una riflessione sulla situazione che troviamo comica. La riflessione porta alla consapevolezza che la comicità deriva dalla sofferenza o dalla fragilità delle persone ed è per questo che l'umorismo non è costituito da una risata fragorosa ma piuttosto da un sorriso amaro. Questo concetto si affianca a quello della pazzia poiché il pazzo è colui che è deriso dalla società, che non vive rispettando i costrutti sociali. Il berretto a sonagli è letteralmente il copricapo del giullare.
L'umorismo pirandelliano rappresenta così una forma di riflessione critica sulla società e sull'identità umana, che unisce l'aspetto comico con la consapevolezza della sofferenza e della fragilità umana. Questo tipo di umorismo riflette la poetica pirandelliana, che privilegia la riflessione filosofica rispetto alla semplice comicità.
Le tematiche del teatro pirandelliano
Pirandello fu uno scrittore molto prolifico sia per quanto riguarda la prosa (romanzi e novelle), che per quanto riguarda la poesia ma è soprattutto con il teatro che raggiunge il massimo successo. Molte delle sue opere vengono adattate anche nel mondo del cinema. Scrisse circa 50 opere teatrali tra commedie e tragedie, anche se le sue opere non rispecchiano perfettamente i due canoni classici. Non sono mai del tutto a lieto fine o del tutto tragiche.
Il contesto teatrale in cui Pirandello va ad inserirsi è quello del dramma borghese di impianto naturalistico che si incentra principalmente sui problemi di famiglia e denaro, ossia l'adulterio e le difficoltà economiche. Pirandello riprende questi temi e questo contesto ma portandoli all'estremo e all'assurdo. I ruoli rigorosi della società borghese vengono smascherati nella loro inconsistenza.
Pirandello dunque scardina i due capisaldi del teatro borghese naturalistico: la verisimiglianza e la psicologia. Lo spettatore si trova di fronte ad un mondo stravolto, ridotto ad essere una parodia di quello che era l'ambiente reale. Il linguaggio usato è concitato e convulso, caratterizzato da continue interrogazioni, sottintesi, mezze frasi, interruzioni che danno l'idea di agitazione.
La maschera di Luigi Pirandello
Quando si parla di Luigi Pirandello non si può non citare il concetto della maschera. La maschera è la metafora che l'autore utilizza più spesso nella sua produzione letteraria. Per Pirandello ogni essere umano, così come il concetto di vita stesso, è un qualcosa di difficilmente afferrabile perché costantemente in movimento, passa da un sentimento all'altro con rapidità e non è mai uguale a sé stesso.
Il naturale istinto dell'uomo è il caos ma per vivere nella società è costretto ad assumere una forma fissa e questa forma fissa è una maschera, la forma che ci viene imposta dalle regole sociali. Ognuno porta una maschera in base al ruolo che svolge nella società poiché le altre persone si costruiscono un'idea fissa che deve sempre essere soddisfatta. "C'è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno".
La maschera rappresenta così l'identità imposta dalla società, che nasconde il caos naturale dell'uomo e la sua instabilità. Questo concetto è centrale nella poetica pirandelliana e riflette la critica alla società borghese e ai suoi ruoli rigidi e ipocriti. La maschera diventa così un simbolo dell'alienazione e della perdita dell'identità autentica, che viene sostituita da un'identità sociale fittizia e imposta.
