Montale, Eugenio - Ti libero la fronte dai ghiaccioli (2)
La poesia "Ti libero la fronte dai ghiaccioli" di Eugenio Montale, appartenente alla raccolta Le occasioni, raffigura una donna come angelo visitatore giunta al poeta dopo un viaggio stremante. Il componimento unisce riferimenti biografici, simbolismo stilnovistico e allegorie storiche, creando un'opera di straordinaria intensità che contrappone l'intimità dell'amore alle minacce del mondo esterno.
Il viaggio di Clizia e il contesto biografico
Dal punto di vista biografico, si può cogliere nell'allusione al volo miracoloso che ha portato Clizia fino al poeta un riferimento al lungo viaggio che ella compiva per giungere a lui dalla nativa America. Questo viaggio era carico di pericoli anche per l'origine ebraica della donna, e infatti non fu più compiuto dopo il 1938, cioè dopo la promulgazione nell'Italia fascista delle leggi razziali contro gli ebrei.
La donna alla quale il poeta si rivolge è raffigurata quale angelo visitatore, a lui giunto dopo un viaggio stremante. Ora la donna dorme, vegliata dal poeta; e nella casa di questi l'intesa d'amore si contrappone alle minacce che si annunciano dall'esterno e all'estraneità della massa dei passanti rispetto al miracolo di quell'incontro.
Più in generale, l'angelicazione della donna è di chiara impronta stilnovistica e carica l'umile vicenda biografica del difficile amore di una responsabilità storica ed esistenziale intensa, così come avviene nella relazione tra Dante e Beatrice. L'arrivo di Clizia indica la possibilità, sia pure eccezionale, che la vita abbia ancora senso; benché tale possibilità risulti minacciata da una situazione storica e sociale (la dittatura fascista e la società di massa) che qui incombono allegorizzate nelle immagini perturbanti della seconda strofa.
Analisi del testo e della struttura metrica
Il testo è strutturato in due quartine di endecasillabi, variamente legati da raffinate figure foniche. Le rime imperfette «ghiaccioli»: «sole» ai versi 1-6 e «alte»: «soprassalti» ai versi 2-4 creano un effetto di armonia e di tensione. Di particolare importanza sono le riprese foniche che incorniciano le due strofe: «Ti»: «soprassalti» (vv. 1-4) e «Mezzodì»: «qui» (con rima interna, vv. 5-8), a rafforzare il moto di protezione e chiusura che proviene anche dal piano semantico del testo.
Nei primi quattro versi, il poeta pulisce (libera) la fronte della donna dai ghiaccioli che vi si sono formati (raccolti) mentre ha attraversato le alte nebulose; la donna ha le penne spezzate (lacerate) dalle bufere (dai cicloni), si sveglia bruscamente di tratto in tratto (si desta a soprassalti). L'allusione alle «penne» e alla traversata miracolosa negli spazi siderali delineano la natura angelica della figura femminile cui il poeta si rivolge.
Nei versi 5-8, è mezzogiorno: il nespolo proietta (allunga) nel riquadro della finestra la sua ombra nera, in cielo resiste a fatica (s'ostina) un sole che non dà calore (un sole freddoloso); e gli altri uomini (le altre ombre) che passano di fretta (scantonano) nel vicolo, fuori della casa, non sanno che la donna è qui. Il sole freddoloso potrebbe alludere al nome vero di Clizia, Irma Brandeis, scindendo "Brandeis" in "brand" (= fuoco, in tedesco) ed "eis" (= ghiaccio, ancora in tedesco), creando un gioco di parole che sottolinea la dualità e la complessità della situazione.
Il simbolismo e le allegorie storiche
L'ambiente esterno è descritto come minaccioso, simboleggiando la dittatura fascista e la società di massa che incombono sulla vita. Le immagini perturbanti della seconda strofa (il sole freddoloso, le ombre che scantonano nel vicolo) creano un'atmosfera di estraneità e di pericolo che contrasta con l'intimità e la protezione della casa dove si trova la donna.
La contrapposizione tra l'interno (la casa, l'intimità dell'amore) e l'esterno (il vicolo, la massa dei passanti, le minacce storiche) riflette la tensione tra la possibilità di un amore significativo e le forze che minacciano questa possibilità. La figura di Clizia come angelo visitatore rappresenta non solo l'amore personale, ma anche un simbolo di speranza e di significato in un mondo dominato dalla violenza e dall'oppressione.
Le raffinate figure foniche e la metrica delle quartine di endecasillabi enfatizzano il senso di protezione e chiusura del testo, creando un'atmosfera di intimità e sicurezza attorno all'incontro tra il poeta e Clizia. Questa struttura formale riflette il contenuto semantico, dove l'amore e l'intimità si contrappongono alle minacce del mondo esterno.
